Proprio in questi giorni, il web si sta dividendo tra coloro che accusano la modella australiana Genevieve Barker di anoressia e coloro che si schierano dalla sua parte e difendono la sua magrezza sana.

Questo episodio (non un caso isolato) mi dà lo spunto per parlare di standard di bellezza.

Come ben saprete, gli standard di bellezza sono cambiati nel corso della storia e i cambiamenti non sono stati affatto sottili: basti pensare alla Venere del Botticelli, e poi, qualche secolo dopo, alla donna magrissima degli anni ’20 o a quella formosa degli anni ’50, fino ad arrivare ai giorni nostri, in cui sembra che lo standard sia “Magra sì, ma con le curve”.

In ogni epoca, in ogni momento, quello che gli standard di bellezza hanno portato è stato un generale senso di inadeguatezza perché pochissime sono le persone che sono rientrate e che rientrano all’interno dello standard in voga in un dato momento storico. Anche perché c’è modo e modo di essere magre, c’è modo e modo di essere formose, c’è modo e modo di essere atletiche. E alla società non vanno bene tutti questi modi in maniera indiscriminata.

Il senso di inadeguatezza che si sviluppa può portare alla necessità di cambiare se stessi per assomigliare a un modello di “perfezione”, può portare a un profondo senso di inferiorità, a mancanza di autostima, alla ricerca continua ed estenuante di conferme esterne.
Una persona che non si sente bene con se stessa (e che mai si sentirà bene se ricerca la perfezione, che non è di questo mondo) è una persona che compra, è una consumatrice, la pedina perfetta (eccola, la perfezione!) per la nostra società dei consumi.
Ma non è di politica o economia che voglio parlare, non in questa sede.

Il messaggio che mi preme far passare è questo: ogni corpo è bello, nessuno standard di bellezza è buono.

Pensateci un attimo: se invece che tendere alla “perfezione” e paragonarci costantemente agli altri, cercassimo i modi per tornare a noi stessi, per essere più vicini a noi stessi, per ascoltarci e sapere così di cosa abbiamo veramente bisogno, non staremmo meglio? Staremmo meglio mentalmente e finiremmo per stare meglio anche fisicamente, perché ascoltandoci non mangeremmo per voglia o per placare le emozioni, né porteremmo il nostro corpo alla fame.

Sì, l’obesità, l’anoressia e gli altri disordini alimentari esistono, sono un’epidemia moderna della società dei consumi, sono l’espressione estrema di quel senso di inadeguatezza di cui parlavo poco fa, e vanno certamente affrontati. Ma se anche il corpo, dopo un periodo di sofferenza, riuscisse a tornare in salute, senza un cambiamento di mentalità, beh, servirebbe a poco, non ci vorrebbe molto per tornare al punto di partenza.

E anche coloro che non soffrono di disordini alimentari risentono degli standard di bellezza socialmente imposti, molto più di quanto non si pensi. Ogni persona che non ha (ancora) fatto pace con se stessa e con il proprio corpo, ogni persona che non è (ancora) riuscita ad apprezzare le proprie qualità e ad amarsi combatte una piccola (o grande) battaglia dentro, di cui spesso, da fuori, non ci accorgiamo.

Questo mi riporta alla discussione che imperversa nel web in questi giorni intorno al fisico della Barker: come ci si può sentire in diritto di accusare qualcuno per il suo fisico, di giudicarlo, di insultarlo (con parole cattive) e di pensare che non ci sia niente di sbagliato in questo?
Il rimproverare e far vergognare qualcuno per il proprio corpo, il body shaming, come viene chiamato in inglese, è ingiustificabile.

 

Per molto tempo mi sono sentita inadeguata, non mi sono sentita a mio agio, ho odiato il mio corpo, ho odiato me stessa per non essere bella/sicura come “le altre”. Per molto tempo non mi sono resa conto che anche “le altre”, se non tutte almeno la maggior parte, anche quelle che esternamente sembravano più sicure, stavano vivendo, dentro, una battaglia diversa ma simile alla mia e che più che della mia invidia potevano aver bisogno di un po’ più di affetto, un po’ più di amore e di capacità di amare, come me.

Un giorno mi sono detta: “Basta”. E ho iniziato un percorso di cambiamento, soprattutto interiore, che non è stato lineare, è stata una corsa a ostacoli dentro un labirinto in collina. Un percorso che tuttora continua e che mi ha portata a conoscermi meglio, mi ha portata qui dove sono oggi. Un oggi in cui sentirmi dire “Sei troppo magra” fa molto meno male, perché sono più forte e più sicura di me. Un oggi in cui ho imparato ad amarmi.
La forza di volontà ha avuto il suo bel merito in tutta la faccenda, ma anche le persone giuste e i consigli giusti al momento giusto hanno rivestito un ruolo importante. E lo yoga. Sì, perché lo yoga mi ha cambiato la vita, sotto molti punti di vista.

Si tratta di trovare il percorso e gli strumenti adatti a ognuno di noi e, vi posso assicurare, è possibile. Non facile, ma possibile.

Ogni corpo è bello (e quello che c’è dentro ancora di più), nessuno standard di bellezza è buono.

 

Con amore,
Eleonora, la vostra #earthandsoulwanderer