“Pasqua è voce del verbo ebraico “pèsah”, passare.
Non è festa per residenti, ma per migratori che si affrettano al viaggio.
Allora sia Pasqua piena per voi che
fabbricate passaggi dove ci sono muri e sbarramenti,
per voi apertori di brecce, saltatori di ostacoli,
corrieri a ogni costo, atleti della parola pace
“,
Erri De Luca


Oggi sono 14 anni da quel giorno in cui, con le palpebre che non si aprivano più, finii in ospedale.
Quell’anno il 4 aprile era mercoledì santo.

Seguirono giorni in cui fui trascinata da un reparto all’altro a fare esami, test, ancora esami, ancora test, nel tentativo di capire cosa stesse succedendo.
La sera del giovedì santo finii in sedia a rotelle. Le gambe non mi reggevano più.

Quella notte, quella tra il giovedì e il venerdì santo, feci esperienza del mio primo attacco di panico, il più intenso mai avuto, a cui ne seguirono molti altri negli anni successivi. Fu un’esperienza mistica, fatta di ore di visioni, di incontri con i miei mostri interiori e con il Divino. Arrivai a essere molto vicina alla Morte. Poi il valium, la Vita che torna in me, la pace.

Mi operarono la mattina del sabato santo per prendere campioni del mio corpo da analizzare: ossa, liquor, linfonodi.

La mattina di Pasqua, io e mia mamma (che spingeva la carrozzina) tentammo di raggiungere la cappella dell’ospedale per partecipare alla messa, ma quell’ospedale sembrava un labirinto e non ci riuscimmo. Tornammo in camera e passammo la mattinata a cantare al Divino.

Nei giorni successivi arrivarono notizie confortanti: “Abbiamo escluso tutte le malattie più importanti”.
Qualche giorno dopo ancora: “È linfoma di Hodgkin, con metastasi nel cervello”.

Sospensione. Irrealtà. Non è possibile che stia succedendo proprio a me. Ho solo 15 anni. Perché?

La storia continua, da un certo punto di vista per mesi, da un altro punto di vista per anni.
Quello che conta, qui, ora, è che cammino ancora su questa Terra.

Ho voluto raccontarti, almeno fin qui, questa storia personale perché, come molte altre che potrei raccontare, porta una lezione fondamentale: dopo la Morte torna sempre la Vita.

La Morte non è sempre quella del corpo o di parti del corpo; a volte è quella dell’Anima.
La Vita non torna sempre nel modo che ci aspetteremmo; a volte lo fa nell’emergere di una forza che non sapevamo di avere.

In ogni caso, come dopo la Vita c’è sempre la Morte, così dopo la Morte c’è sempre la Vita.
E il ciclo Vita-Morte-Vita continua, permettendo l’Esistenza così come la conosciamo, permettendoci di ridare alla Vita noi stesse dopo ogni Morte.

Non è rifuggendo la Morte e tutto ciò che appartiene al Regno di Sotto (il riposo, l’abbandono, la Mestruazione…) che ci assicuriamo di godere della Vita e di tutto ciò che appartiene al Regno di Sopra.
Ce lo assicuriamo accogliendo la Morte come parte naturale e necessaria dell’Esistenza.
Ce lo assicuriamo entrando nelle Profondità Oscure del Regno di Sotto, ciclo dopo ciclo, con la consapevolezza che se non lasciamo andare non creiamo spazio per il nuovo.
Con la consapevolezza che nell’Oscurità troviamo ricchezza e fertilità.
Con la consapevolezza che senza Morte non c’è possibilità di Rinascita.

“A death-rebirth-resurrection initiation brings a person to the threshold of a numinous encounter with Spirit, then into a new birth of awakened consciousness”,
Magdalene Mysteries‘, S. & A. Bertrand

Oggi i cristiani celebrano quella Resurrezione (dal latino ‘resurrectionem’, da ‘resurrectum’, participio passato di ‘resurgere’), che altro non è che un ritorno dalla Morte alla Vita, quindi un rinascere a una consapevolezza risvegliata.
È un’esperienza che può appartenere a ogni Essere,  innumerevoli volte nel corso di una vita terrena, infinite volte oltre quella vita.

Che questo sia allora un passaggio di consapevolezza,
che sia per tutte noi ritorno dalla Morte alla Vita,